Home / News / Cromo esavalente: il contesto normativo attuale

Cromo esavalente: il contesto normativo attuale

Cromo esavalente: la normativa e i limiti di legge

Il cromo esavalente (anche conosciuto come Cr VI, triossido di cromo e acido cromico) è un elemento che per decenni si è rivelato essenziale nel trattamento delle superfici metalliche. Da molti anni, però, è stata riconosciuta la sua dannosità per l’uomo da importanti agenzie ed enti, come la US Environmental Protection Agency, la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Questo ha avuto delle conseguenze anche dal punto di vista dell’utilizzo del cromo esavalente in ambito industriale: approfondiamo la normativa e i limiti di legge per capire come muoversi in sicurezza. 

Il cromo esavalente all’interno dell’Allegato XIV del Regolamento REACH

Dal 2013, il cromo esavalente, come dichiarato all’interno del Regolamento (UE) N. 348/2013, è stato inserito nell’Allegato XIV del REACH, in quanto si tratta di una sostanza cancerogena e mutagena. Da quel momento, chiunque lo utilizzi deve ottenere un’autorizzazione specifica da parte della Commissione Europea. 

All’interno dell’Allegato XIV del Regolamento REACH, infatti, vengono elencate tutte quelle sostanze ritenute particolarmente preoccupanti per l’uomo e per l’ambiente, il cui utilizzo deve essere tenuto sotto controllo e per cui si cerca di incentivare l’individuazione di alternative che non siano pericolose. 

Ogni sostanza presente nell’Allegato XIV è corredata da una sunset date, una data oltre la quale non può più essere immessa sul mercato o utilizzata, a meno che non si richieda e non venga concessa un’autorizzazione legata alla dimostrazione che: 

  • per un particolare uso è possibile ricorrere alla sostanza in sicurezza;
  • non esistono tecnologie o sostanze alternative che riescano a ottenere lo stesso risultato.

Proprio per questo, esiste anche una data – che deve sempre precedere di almeno 18 mesi la sunset dateentro la quale è possibile inviare la richiesta di autorizzazione, che sarà la Commissione Europea a decidere se rilasciare, anche sulla base dei pareri dei Comitati RAC (Risk Assessment Committee) e SEAC (Socio-Economic Analysis Committee). Nel caso in cui la Commissione non arrivi a una decisione finale entro la sunset date, chi ha presentato richiesta di autorizzazione può continuare a utilizzare la sostanza fino al verdetto definitivo.

Anche quando viene concessa, comunque, l’autorizzazione è naturalmente soggetta a condizioni:

  • si può usare solo nei limiti previsti dall’autorizzazione stessa; 
  • è necessario continuare a cercare alternative più sicure e altrettanto valide; 
  • bisogna includere il numero di autorizzazione prima di immettere la sostanza sul mercato e compilare la scheda relativa ai dati di sicurezza; 
  • può essere sottoposta a revisione in qualsiasi momento;
  • ha una durata temporale.

Cromo esavalente: i limiti di legge

Sulla base delle autorizzazioni dell’Unione Europea, continuano, fino a data da definirsi, a poter essere utilizzati i processi per la cromatura a spessore, per cui al momento non esistono ancora alternative tecnologiche valide sul mercato. Tecnochimica, in questo ambito, offre CROMOTEK, un processo di cromatura funzionale che garantisce un rendimento di corrente pari al 24%, in condizioni ottimali, con la velocità di deposizione di circa 1 μ/min a 55 A/dm². Il risparmio di energia e la riduzione dei tempi di trattamento rispetto alle soluzioni al solfato è di circa il 35/40%.

Resta, invece, escluso dall’autorizzazione l’uso della cromatura funzionale per scopi decorativi, su cui la Commissione Europea deve ancora pronunciarsi. In questo caso, per il cromo esavalente, limiti di legge e normativa non sono ancora totalmente chiari: non si sa ancora quando si arriverà a una decisione finale rispetto a questo specifico utilizzo del triossido di cromo

La cromatura funzionale per scopi decorativi: prospettive future

Rispetto all’utilizzo del cromo per scopi decorativi, in mancanza di autorizzazione (ma purché sia stata richiesta in tempi utili), si è autorizzati a continuarne l’uso, fino al momento in cui la Commissione Europea arriverà alla sua decisione finale. I due possibili scenari futuri, in generale, al momento sono questi:

  • la Commissione Europea rilascerà l’autorizzazione anche per questo uso del triossido di cromo: in questo caso se ne potrà continuare ulteriormente l’utilizzo, anche se è importante ricordare che qualsiasi tipo di autorizzazione viene sempre rilasciata con una scadenza;
  • la Commissione Europea deciderà di non autorizzare questo utilizzo del triossido di cromo: bisognerà cessarne l’utilizzo in ogni settore e procedere all’implementazione di un’alternativa. 

Ancora non si sa in che direzione si muoverà la Commissione Europea: gli organi competenti hanno espresso pareri che tendono verso il negativo, ma non ci sono ancora fonti e notizie certe sulla decisione ultima. È importante, però, iniziare a informarsi su altre soluzioni: infatti, nel caso di un parere negativo, non si sa quanto potrebbe durare il periodo di transizione, ossia il lasso di tempo che verrà concesso per sostituire i processi e bonificare le strutture. Se si lavora in ambito decorativo, dunque, è bene sapere che esistono delle alternative per sostituire il cromo esavalente con il cromo trivalente

Cromo esavalente: la normativa in pillole

In sintesi, per quanto riguarda l’utilizzo del cromo esavalente, i suoi limiti di legge e la normativa, nell’ambito del trattamento delle superfici metalliche, i due elementi principali da tenere in considerazione sono che:

  •  al momento, non cambia nulla relativamente all’utilizzo di tutti i prodotti legati alla cromatura dura a spessore;
  • in ambito decorativo, invece, non è sicuro per quando ancora si potrà continuare con l’utilizzo del cromo esavalente: relativamente a breve, quindi, si dovrà prevedere un cambiamento. 

Ancora non si sa come si muoverà la Commissione Europea; nel caso l’autorizzazione per l’uso del cromo decorativo venga negata, comunque, esiste una valida alternativa, ossia dei bagni che permettono di ottenere lo stesso risultato finale. Tecnochimica, all’interno della sua offerta, comprende due diverse tipologie di bagni alternativi al cromo esavalente

  • TRICOL, per ottenere un risultato estetico uguale a quello conferito da un plating di Cr VI: si tratta di un processo di cromatura trivalente misto cloruri/solfati che consente di ottenere una finitura di alta qualità estetica, molto uniforme a tutte le densità di corrente. La sua formulazione è stata studiata per poter lavorare anche ad elevate densità di corrente, evitando bruciature, garantendo una velocità di deposito molto elevata e utilizzando anodi in grafite; 
  • TRIGREEN, per le stesse caratteristiche di resistenza alla corrosione: è un bagno di cromo trivalente a base solfati. Permette l’ottenimento di depositi assolutamente confrontabili a quelli ottenuti da cromo esavalente, ma con una migliore distribuzione e copertura alle basse densità di corrente. 

Contattaci per trovare la soluzione più adatta alle tue esigenze

Fonti: